Una piacevole passeggiata

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“Bergamo, città mirabellissima!”

(Piazza Vecchia)

Così scriveva un viaggiatore veneziano del ‘400 che attraversò le terre lombarde e a distanza di secoli, questa stessa stessa immagine accoglie ancora oggi il turista.

Bergamo, stretta nella sua cerchia di mura, viene generalmente descritta come città ricca di arte e di storia, il che è assolutamente vero, ma non sufficiente se si vuole conoscere la città nel suo intimo, al di là di quanto offrono musei e monumenti. Mettiamo quindi da parte le guide turistiche, che potranno essere certamente consultate in un secondo momento e scopriamo, con una bella passeggiata, la vera Bergamo.

Una piacevole passeggiata

Dal momento che Bergamo è divisa in due parti (la città bassa e la città alta), solitamente preferisco iniziare la passeggiata partendo dai colli, così da poter ammirare “entrambe le città” ed i bellissimi panorami. 

Ci sono numerose strade acciottolate e scalette che conducono nel cuore del borgo medievale.

Una volta raggiunto il colle di S. Vigilio dove si trova il Castello, il panorama è davvero mozzafiato. Nelle giornate terse, si possono persino vedere in lontananza i grattacieli di Milano e il Monte Rosa.

La passeggiata prosegue, fiancheggiando splendide ville “Liberty” e bei giardini fino al complesso della Cittadella, un tempo fortificato e che oggi ospita il Museo Civico di Scienze Naturali e il Museo Archeologico.

Attraversata la porta della Cittadella, ammiriamo la Torre della Campanella e ci immettiamo così nel cuore pulsante della città antica. Seguendo la direttrice principale – Via Colleoni – detta anche la “Corsarola” ammiriamo il susseguirsi di piccoli negozi, panetterie, pasticcerie con le specialità locali che fanno venire davvero l’acquolina in bocca..

Oltrepassato il Teatro Sociale, ora chiudete gli occhi e immaginatevi di fare un salto all’indietro nel tempo.

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Ecco a voi la magia di Piazza Vecchia, uno spazio straordinario, non a torto considerata una delle più belle piazze d’Italia.

Lo sguardo nella quattrocentesca Piazza Vecchia si posa subito sulla bella fontana Contarini al centro per poi spostarsi su diversi magnifici palazzi: a destra spicca il Palazzo del Podestà che conduce verso il Palazzo della Ragione che, con il maestoso leone veneto sulla facciata, la chiude sul fondo. Svetta in un angolo la torre del Comune, detta anche Campanone che alle 10 di ogni sera batteva 100 rintocchi per indicare la chiusura delle porte d’ingresso alla città: anche se il coprifuoco non c’è più, la grossa campana ancora oggi suona tutte le sere. Si distingue invece per l’imponente facciata di marmo, la Biblioteca civicaPoco conosciuta, benché bella e preziosa è la Meridiana sotto il Palazzo della Ragione: davvero unica.

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Al di là del portico sotto il palazzo della Ragione, si intravede un altro spazio: la piazza del Duomo. Su questo spazio raccolto, si affacciano la Cattedrale dedicata al patrono Sant’Alessandro, la Basilica di Santa Maria Maggiore, la famosa Cappella Colleoni, capolavoro del Rinascimento lombardo e il trecentesco Battistero.

Direi che la nostra passeggiata, può concludersi con una visita al vecchio lavatoio, posto in una stradina laterale e poco conosciuto. In estate, un piccolo ristorante all’aperto offre prelibate specialità bergamasche. Una buona sosta dopo tanto girovagare…

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BERGOMUM

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In questo interessante articolo di Luca Barachetti troviamo tutte le notizie importanti da sapere prima di vistare “Bergomum”,  la mostra sulla Bergamo provincia dell’Impero che si terrà al Palazzo della Ragione dal 16 febbraio al 19 maggio.

“Se pensate che il primo insediamento urbano di Bergamo sia quello cinquecentesco e che le prime Mura le abbiano costruite i veneziani allora vi conviene fare un giro a “Bergomum”, la mostra riporterà indietro di qualche millennio il colle di Città Alta. 

Bergomum era una città romana di tutto rispetto. Di colli ne aveva solo uno e non sette come Roma, ma era un importante centro di scambi commerciali, con una vita sociale molto attiva e tutte le costruzioni tipiche di una (piccola) urbs: l’arena, le tabernae, le terme etc.”

Bergamasco antico romano

Con oltre 450 reperti, videoproiezioni, paesaggi sonori, beacon che dialogano con i dispositivi mobili e installazioni interattive “Bergomum” testimonia la romanitas di Bergamo e lo fa lasciando che il visitatore si cali nei panni di un antico romano che percorre il tragitto verso il cuore di Bergomum. Il risultato è un cambiamento radicale dell’idea che tutti abbiamo di Bergamo. Grazie a quattro decenni di scavi archeologici che hanno fatto riemergete i segni di una presenza sul colle di Città Alta risalente a parecchi millenni fa, fin dall’età del Bronzo.

 

Un tempo qua era tutto Foro

“Bergomum” riepiloga le posizioni del cardo e del decumano, del foro monumentale tra il Palazzo del Podestà e il Teatro Sociale, del teatro per la rappresentazione di tragedie e commedie nella zona più settentrionale di piazza Mascheroni, dell’anfiteatro per i ludi gladiatorii nel giardino della Crotta (dove oggi c’è via Arena, da cui il nome) e le botteghe (tabernae) dove ora c’è la Piazza Mercato del Fieno. In quella zona era possibile anche giocare a palla, curare il corpo, mangiare e bere, leggere in biblioteca grazie alla presenza delle terme.

Balsamari e ostriche

 

I romani bergamaschi mangiavano le ostriche che giungevano dalle coste pugliesi. Il marmo invece proveniva dall’isola greca di Taso e dalle zone siro-palestrinesi i balsamari in vetro. Ma Bergomum aveva anche acquedotti, fontane, cisterne, luoghi di culto e necropoli. Senza scordare le domus con affreschi e pavimenti a mosaici. Nell’arena si sfidavano i gladiatori, proprio come nelle pellicole peplum degli anni ’60 e ’70 che Lab80 propone nella Cinearena della mostra.

Carta d’identità, prego

Il cavaliere Publius Marius Lupercianus, il commerciante Caius Statius Faustus, il paedagogus Rubrius Teophilus con la moglie Septumia Prima e gli schiavi Martia e Primula. Ma anche le familiae degli Antonii, dei Valerii e il liberto Marcus Betutius. Di queste persone “Bergomum” espone le “carte d’identità”, così da raccontare alcuni abitanti reali di diverse categorie sociali, le cui vite sono state ricostruite grazie ai ritrovamenti e dalle lapidi. Fra questi anche una signora di Via degli Orti sepolta in una tomba contenete alcuni oggetti di vita quotidiana, fra cui il prezioso balsamario per contenere unguenti esotici.

Fuori dal Palazzo

 

“Bergomum” è però anche una mostra diffusa. Prosegue infatti sul territorio urbano (poiché saranno visitabili i siti archeologici affiorati), nel Museo e Tesoro della Cattedrale (dove sono state ritrovate alcune domus romane), fino all’area archeologica di vicolo Aquila Nera, solitamente chiusa al pubblico.

Diamanti

Non sono pietre preziose ma reperti, quelli che l’organizzazione di “Bergomum” ha definito Diamanti. Due maniglie di bronzo con teste di delfino e chele di crostaceo, dotate di una placca con la testa del dio Oceano (probabilmente appartenenti a un recipiente). Una moneta d’oro dell’età di Cesare battuta dal magistrato monetario Hirtius ritrovata in Vicolo Aquila Nera. Il raro balsamario di vetro blu a forma di grappolo d’uva proveniente dalle zone fra la Siria e la Palestina, ancora del tutto integro. Un calice di vetro trasparente con un’incisione raffigurante una persona seduta con in mano il tirso, il bastone di Dioniso, e le scritte in greco SOS (Dionisos) e EIMEROS, cioè il desiderio amoroso. E infine il piccolo gladiatore in terracotta trovato in una tomba a Casazza (BG), che conferma la popolarità dei gladiatori a quel tempo.

 

 

Mura

Veneziane? No romane. Prima delle mura fatte costruire dalla Repubblica di Venezia furono i romani a murare Bergomum. La cinta aveva un percorso differenze e leggermente più ristretto ma confermava l’importanza della cittadina all’interno dell’Impero.

Golasecchiani

E prima dei romani? Risale al V millennio una rara frequentazione del colle di Bergamo, ma è con l’età del Bronzo (II millennio) che la presenza di un nucleo abitato fra la Cattedrale, Palazzo del Podestà e Piazza Vecchia, diventa stabile e significativo. Risale però al VI secolo a.C. una seconda fondazione da parte dei Celti golasecchiani, già stabili nei territori della Lombardia centro-occidentale e del Piemonte orientale.
I golasecchiani controllavano i passi alpini, avevano un legame privilegiato con i Celti francesi e facevano da mediatori fra i principi del Nord e i popoli dell’Italia centrale. Un dominio che si interrompe nel 388 a.C. con l’invasione dei Celti transalpini, che fa decadere il centro protourbano di Bergamo. L’espansione verso Nord di Roma comporta l’annessione della Gallia Transpadana e risale al 49 a.C. il Municipio romano di Bergomum.”

Adattato da “Daje, Bergamo” di Luca Barachetti

Corenno Plinio – Lago di Como

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Una perfetta descrizione del borgo di Corenno Plinio, fatta dal caro amico Stefano Mauri, autore di “Scighera” 

“Corenno Plinio è un borgo medievale, tutto sassi e gradini, alcuni scavati nella roccia viva. Il colore dominante è il grigio.

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I mattoni in cotto non erano usati per la costruzione se non per elementi ornamentali, volte e archi di finestre.

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Le costruzioni sono tutte in sasso ghiandone trasportato ai tempi da qualche ghiacciaio dalla Valtellina, oppure il sasso di Moltrasio, o di Perledo piatto  su due lati paralleli e quindi un mattone naturale.

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Per i muri a secco o i rivestimenti più poveri si usava invece il sasso del Massiccio del Monte Legnone, con le sue vene ferrose.

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Certo il colore non poteva essere che grigio, a volte chiaro, altre più scuro, gli intonaci in calce, i tetti in beola, pioda o lastra ma sempre di sasso.

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Solo ora i tetti rifatti sono in coppi. Vista dal lago però predomina comunque il grigio. Sembra che Corenno e i paesini del lago, nelle giornate autunnali di pioggerellina, con un po’ di schighera cioè di nebbiolina, siano particolarmente tristi. A me il lago così piace moltissimo.”

A me piace in tutte le stagioni e con i miei studenti trascorriamo qui settimane bellissime: le lezioni guardando il lago la mattina, le visite degli incantevoli paesi vicini (Varenna, Piona, Bellagio, Bellano, Tremezzo, Menaggio, Lenno e poi le montagne della Valtellina e della Svizzera), la convivialità con gli amici, la tranquillità di questo luogo silenzioso e discosto dalla frenesia del turismo estivo. 

terrazzo 1la nostra classe
caffé con vista
pausa caffè

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aperitivo in terrazza
aperitivo

aperitivo

tramonto

relax al tramonto
tratto da “Scighera”  https://www.amazon.it/Scighera-Stefano-Mauri-ebook/dp/B01N4SA8C9

 

 

 

 

Sulle rive del lago di Como

Sulle rive dl lago di Como

Il Lago di Como è conosciuto in tutto il mondo per le sue bellezze paesaggistiche, ma anche per le tante ville storiche che lo impreziosiscono. Poeti, letterati, musicisti e famiglie nobili amavano infatti soggiornare su questo lago grazie anche al favorevole clima mite e all’insuperabile bellezza delle sue località rivierasche, incastonate nelle Prealpi Orobie. Le sontuose dimore che si specchiano nelle acque del lago di Como, ci accolgono con spettacolari giardini, oggi per lo più visitabili. Per una visione d’insieme, la scelta ottimale è la navigazione a bordo dei frequenti battelli della Navigazione Laghi, oppure con un motoscafo o una barca a vela in  modo da poterle ammirare dal lago, potendo così scegliere quelle da visitare: alcune di queste ville sono private, ma altre sono diventate case-museo e quindi accessibili a pubblico.

battello

Iniziamo la nostra visita da Varenna, punto di partenza più comodo sia per il noleggio di imbarcazioni, sia per prendere il battello di linea.

Villa Monastero

villa monastero

Già dal nome di Villa Monastero, se ne può intuire parte della storia. Nel sito dove oggi sorge la monumentale villa ottocentesca, un tempo si trovava un monastero, attivo dal XII al XVI secolo. Acquistata dapprima dalla famiglia Mornico, nel periodo tra la seconda metà del XIX secolo e gli inizi del XX, la dimora cambiò diversi proprietari sino a passare per le mani dello Stato e poi del naturalista De Marchi. Oggi è proprietà della Provincia di Lecco e si offre ai suoi visitatori come una elegante Casa Museo dove è possibile ammirare 14 stanze arredate ed un meraviglioso giardino botanico.

Villa La Gaeta

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Villa Gaeta deve il suo nome alla punta del promontorio sul quale è stata costruita.
Fu acquistato da Solone Ambrosoli nel 1851. La costruzione fu completata dagli eredi di Ambrosoli nel 1921. Nel 1940 la villa fu acquistata dai conti di Gerli.
In seguito alla recente ristrutturazione nel 2011, la villa è stata suddivisa in diversi appartamenti ad uso privato.
Nel 2006, la Villa è stata utilizzata come location per alcune scene del film Casino Royal

Villa Carlotta

villa carlotta

Questo palazzo neoclassico fu eretto alla fine del XVII secolo dal marchese Giorgio Clerici che ne fece la sua residenza estiva. Ha poi visto vari proprietari, tra cui la principessa Marianne dei Paesi Bassi, che lo regalò a sua figlia, la principessa Charlotte di Prussia, come dono di nozze nel 1850. Villa Carlotta ospita oggi un museo d’arte con capolavori di Canova e Thorvaldsen e “L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo” del pittore Francesco Hayez .
Il suo parco è famoso per l’incredibile fioritura primaverile di rododendri e azalee; antichi esempi di camelie, cedri, sequoie e piante esotiche disegnano molti ambienti diversi, creati nel corso dei secoli da famosi architetti paesaggisti.

Villa Balbianello

villa balbianello

Villa del Balbianello  si affaccia su un promontorio, quasi una piccola penisola, ed è una delle più famose ville del lago. Vi pare di riconoscerla? Certo, è perché è stata scelta per girarvi diversi film, tra cui Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni di George Lucas (2002) e Casino Royale, lo 007  uscito nel 2006.
La villa, su cinque livelli, fu costruita nel 1787, su un preesistente convento francescano del tredicesimo secolo, dal ricco cardinale Durini  e frequentata successivamente dai più grandi intellettuali del risorgimento italiano. La “loggia” costruita nella parte superiore, offre una bellissima vista panoramica delle Alpi e del lago. Nell’elegante giardino terrazzato  si snodano viali che alternano statue a glicini e a grandi platani potati “a candelabro”. Salendo si trovano grandi tappeti verdi delimitati da siepi di bosso e lauro e nel parco esemplari di lecci, canfore, magnolie e cipressi, oltre a cespugli di azalee e rododendri. Alla fine del 1970, la villa fu acquistata dal conte Guido Monzino, colto collezionista e appassionato esploratore che ha portato qui le sue preziose collezioni d’arte, tra cui le incisioni del Lago di Como dei secoli XVIII e XIX, i suoi ricordi di viaggio  e una biblioteca di quattromila libri dedicati alle sue spedizioni (fu il primo italiano a conquistare l’Everest nel 1973). Monzino, che morì senza eredi nel 1988, lasciò la villa al Fondo Ambiente Italiano, da allora proprietario dell’edificio che lo mantiene nelle condizioni in cui la lasciò l’esploratore lombardo.

Villa Cassinella – Mantegazza

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Un luogo di straordinaria bellezza, tranquillità ed eleganza, Villa Cassinella è una proprietà privata e isolata sulla sponda occidentale del lago di Como. Immersa in ampi giardini perfettamente curati, la tenuta si compone della superba villa principale, di una casa a schiera con cinema e palestra e dell’incantevole Terrazza.

Villa Oleandra

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Ed eccoci arrivati alla villa di George Clooney: Villa Oleandra. E’ un palazzo del 18 ° secolo già presente nelle mappe di Laglio dal 1720. Nel 1834, i proprietari dell’epoca, la famiglia Stoppani, fecero una prima unificazione dell’edificio con il terreno circostante, Nel 1877 l’edificio passò alla famiglia Vitali. Nel frattempo, l’intero complesso era già stato trasformato in una villa, come dimostrato da una riproduzione del 1848. Nel XX secolo, Villa Oleandra fu venduta ad un proprietario di origine americana, la famiglia del miliardario John Heinz e poi a George Clooney.

Villa d’Este

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Villa d’Este è considerata una delle più belle opere di arte architettonica del XVI secolo. Progettato da Pellegrino Pellegrini, famoso architetto dell’epoca, la villa è immersa in un parco con piante secolari dove è possibile ammirare il Ninfeo di Pellegrino Pellegrini, la Fontana dell’Ercole e il Tempietto di Telemaco. Nelle sue sale si possono ammirare affascinanti opere d’arte, alcune delle quali provengono dalla scuola francese, altre dalla scuola di Canova e decorazioni di Andrea Appiani.
Villa d’Este ha ospitato il meglio dell’aristocrazia europea degli ultimi centocinquanta anni, seguiti poi dalle più grandi stelle di Hollywood.

Villa Olmo

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La famiglia Odescalchi, una delle più antiche famiglie nobili di Como, ordinò la costruzione dell’edificio al famoso architetto Simone Cantoni intorno al 1782. Voleva una sontuosa residenza che desse prestigio alla famiglia.
Il gigantesco albero che ha dato il nome alla villa non esiste più, ma il giardino all’italiana nella parte anteriore e il parco inglese nella parte posteriore sono ricchi di alberi secolari.
Nel 1925 fu venduta al comune di Como; da allora Villa Olmo è diventata un punto di incontro per le attività culturali locali.

Villa Roccabruna – Casta Diva

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Nel XIX secolo, Villa Roccabruna era conosciuta come “Casino Ribier” dal nome della sua proprietaria, la signora Ribier, un’eccentrica sarta parigina che, a Milano sotto il dominio francese, fece una fortuna vestendo le signore dell’alta società (come Josephine Beauharnais). Secondo una leggenda, era molto libertina..
L’edificio fu poi completamente ricostruito, tra il 1906 e il 1910, su progetto dell’architetto milanese Carlo Formenti che ha ristrutturato l’antica villa, ribattezzandola Villa Roccabruna

Villa Melzi

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Questo complesso architettonico fu fatto costruire tra il 1808 e il 1810 da Francesco Melzi d’Eril Duca di Lodi. Affidò il compito all’architetto e decoratore Giocondo Albertolli, al quale chiese una villa sobria ed elegante, le cui linee e volumi semplici mettessero  ancor più in evidenza il meraviglioso paesaggio circostante. All’interno, la villa, la cappella e l’orangerie, ora trasformati in un museo storico, sono una splendida espressione di stile neoclassico e sono stati dichiarati monumento nazionale.
I giardini di Villa Melzi si estendono lungo le rive del lago.

Se vi ho incuriositi, scegliete il vostro itinerario, ricordando che il momento migliore dell’anno per visitare i giardini, è la primavera (aprile – maggio) durante la fioritura delle azalee, dei rododendri e delle rose)

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Adattato da Eccolecco, TouringClub

Giuliano de’ Medici

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Giuliano de’ Medici (Accademia Carrara – Bergamo)

 

Questo articolo pubblicato su “Finestre dell’arte” descrive in modo esaustivo la figura di Giuliano de’ Medici, ritratto magistralmente da Sandro Botticelli dopo la prematura morte in seguito alla “Congiura dei Pazzi”.

E così, prima della consueta visita all’Accademia Carrara a Bergamo durante il corso di italiano, utilizziamo questa lettura per un duplice motivo: 

  • analizzare e/o ripassare una serie di aggettivi particolari
  • comprendere la storia che sta dietro al dipinto

Iniziamo:

“Era alto di statura, aveva un corpo ben proporzionato, i pettorali ampi e sporgenti, le braccia muscolose e ben tornite, le articolazioni resistenti, il ventre piatto, le cosce robuste, le gambe decisamente forti, gli occhi espressivi, il volto energico, scuro di pelle, una chioma fluente con i capelli neri e tirati all’indietro sulla nuca. Era abile nel cavalcare e nel lancio del giavellotto, eccellente nel salto e in palestra, ed era solito dedicarsi con passione alla caccia. Era magnanimo e costante, religioso e di buoni costumi, si interessava moltissimo alla pittura, alla musica e a tutte le cose belle. Inoltre aveva un ingegno portato per la poesia: scrisse alcune poesie in volgare, piene di pensieri seri e importanti, e leggeva volentieri poesie d’amore […]. Non si preoccupava molto della cura del suo corpo, ma era davvero elegante e distinto. Era molto gentile e pieno d’umanità, aveva grande rispetto per il fratello, oltre a forza e virtù. Queste e altre qualità lo rendevano caro al popolo e ai suoi”. Con queste parole, uno dei più grandi poeti del Quattrocento, il Poliziano (Agnolo Ambrogini, Montepulciano, 1454 – Firenze, 1494), descriveva nel suo Coniurationis commentarium, il memoriale in latino redatto dopo la Congiura dei Pazzi, l’aspetto fisico, l’indole e le qualità di Giuliano de’ Medici (Firenze, 1453 – 1478): a ben vedere, la descrizione che l’umanista ci fornisce non è così distante da quella che Sandro Botticelli restituì con colori e pennelli in una tavola oggi conservata all’Accademia Carrara di Bergamo.

Per leggere l’articolo completo: https://www.finestresullarte.info/975n_congiura-dei-pazzi-la-storia-attraverso-l-arte.php

Giuliano de’ Medici (Accademia Carrara – Bergamo)

 

This article published in “Finestre dell’arte” describes in a comprehensive way the figure of Giuliano de ‘Medici, masterfully portrayed by Sandro Botticelli after his premature death following the “Conspiracy of the Pazzi”.

And so, before our usual visit to the Accademia Carrara in Bergamo during the Italian Course, we use this reading for a twofold reason:

  • analyze and / or review a series of particular adjectives
  • understand the story behind the painting

Let’s begin:

“He was tall, had a well-proportioned body, wide, protruding pectorals, muscular, well-turned arms, sturdy joints, flat stomach, strong thighs, very strong legs, expressive eyes, an energetic, dark face and flowing black hair pulled back on the nape. He was adept at riding and throwing the javelin, excellent in jumping and in the gym, and he used to devote himself to hunting. He was magnanimous and constant, religious and of good morals; he was very interested in painting, music and all beautiful things. He also had a talent for poetry: he wrote poems full of serious and important thoughts, and read gladly love poems […]. He did not care much about taking care of his body, but he was really elegant and distinguished. He was very kind and full of humanity; he had great respect for his brother. These and other qualities made him dear to the people”.

With these words, one of the greatest poets of the fifteenth century, Poliziano (Agnolo Ambrogini, 1454 – 1494, described in his Coniurationis commentarium, the memorial in Latin written after the Pazzi Conjure, the physical aspect, the character and qualities of Giuliano de ‘Medici (1453 – 1478): on closer inspection, the description given by the humanist is not so distant from what Sandro Botticelli painted with colours and brushes on a table now on show at the Accademia Carrara in Bergamo.

To read the full article:   https://www.finestresullarte.info/975n_congiura-dei-pazzi-la-storia-attraverso-l-arte.php

Varenna – Lago di Como

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Un antico borgo di pescatori sulle rive orientali del lago di Como

Il borgo, con le sue coloratissime case, è arroccato al monte dominato dalle rovine del  castello di Vezio. Dall’imbarcadero costeggiando il lago a destra si percorre la panoramica “Passeggiata degli Innamorati” che porta al centro del paese.

An ancient fishing village on the eastern shores of Lake Como

The peaceful town with its colourful houses is graciously woven into the mountain landscape dominated by the ruins of the Castello di Vezio. From the boat dock to the right a romantic walk way called “Lover’s Lane” leads to the centre.

 

Varenna vanta ville grandiose delle quali è possibile visitare i giardini con suggestivi cipressi e rare essenze mediterranee come Villa Monastero e Villa Cipressi.

The town hosts beautiful villas with manicured gardens like Villa Monastero and Villa Cipressi.

 

(Villa Monastero)                                   (Villa Cipressi)

Villa Monastero si è sviluppata sull’antico monastero cistercense femminile di S. Maria, fondato probabilmente prima del 1200, dopo che l’Isola Comacina fu distrutta dai Comaschi. Nel 1567 il convento fu soppresso e  nel 1645 venne trasformato in una villa di grande pregio e signorilità.

Nel 2003 la villa è divenuta sede museale. Il parco che costeggia il lago è lungo più di un chilometro: fioritissime aiuole disposte lungo i vialetti che degradano verso il lago, gli alti cipressi, le fiorenti palme e le altre piante esotiche, danno vita ad uno spettacolare paesaggio che vede la villa al centro di un leggiadro giardino con statue e bassorilievi.

 

Villa Monastero, as the name indicates,  was a Cistercian convent dedicated to St. Mary Magdalen. It was probably founded before 1200, after the destruction of the Island Comacina, by the Comaschi during the war between Milan and Como. In 1567, the convent was dissolved and in 1645 was completely changed into a splendid abode.

In 2003 the villa became a museum. The villa stands in a magnificent park where citrus, cypresses, pine trees and agaves grow and stretch over more than a kilometre. Statues and bas-reliefs can be admired along the paths among the numerous Mediterranean and tropical plants.

 

Meritevoli sono anche i giardini di Villa Cipressi che si trovano vicino alla Villa Monastero.

Close to Villa Monastero stands the Villa Cipressi built with splendid botanical gardens.

san Giorgio                                 (San Giorgio)

Proseguendo la visita, arriviamo nella piazza principale, dove possiamo ammirare la Chiesa  di San Giorgio e poco oltre Chiesa di San Giovanni Battista.

Continuing our visit, we arrive in the main square, where we can admire the Church of San Giorgio and just beyond the Church of  San Giovanni Battista. 

La Chiesa di S. Giorgio, consacrata nel 1313, rappresenta un perfetto esempio di architettura lombarda del XIV secolo. Strutturata su tre navate, presenta sulla facciata un rosone e un affresco raffigurante S. Cristoforo. Di notevole bellezza sono gli affreschi interni.

The Church of S. Giorgio, consecrated in 1313, is a perfect example of Lombard architecture of the fourteenth century. Structured on three naves, it has on its façade a rose window and a fresco representing St. Christopher. Of particular beauty are the frescoes inside.

 

San Giovanni Battista è una delle più antiche Chiese del Lario ed è la Chiesa madre di Varenna. Risalente all’XI° secolo, conserva al suo interno successivi affreschi del XVI secolo. Il campanile romanico è costruito verso lago, come era consuetudine anticamente.

St. John the Baptist is one of the oldest churches of the Lake and is the mother church of Varenna. Dating back to the 11th century, it houses 16th century frescoes. The Romanesque bell tower is built towards the lake, as was customary in ancient times.

 

Si gode una bellissima vista dal Castello di Vezio, raggiungibile, salendo a piedi dall’imbarcadero in ca. 30 minuti. Il castello, risalente al 1300, ospita un centro di falconeria.  Da Vezio, un piccolo agglomerato di case costruite maggior parte in sasso, si può seguire il sentiero del Viandante, antica via di comunicazione, che in ca. 1.30 ora conduce a Bellano.

You can enjoy a beautiful view from the Vezio Castle, reachable on foot (uphill) from the ferry dock in approx. 30 minutes. The castle, dating back to 1300, houses a falconry center. From Vezio, a small group of houses built mostly in stone, you can follow the trail of the Wayfarer, an ancient way of communication, which in ca. 1.30 hour leads to Bellano.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=220&v=d__TTK08_eE

 

Dopo tanto girovagare, una pausa “gustosa” è d’obbligo per poter assaggiare i tanti piatti locali come i missoltini in carpione, il risotto e filetto di pesce persico, la polenta, il lavarello, gli agoni, i formaggi e i dolci.

 

After so much wandering around, a “tasty” break is a must to savour the many local dishes such as missoltini in carpione, risotto and fillet of perch, lavarello, agoni, the different cheese and desserts.

 

Se poi voleste portare a casa qualche ricordo di questo bellissimo borgo, consiglio l’olio extravergine DOP, un olio di altissima qualità che ha ricevuto molti riconoscimenti, fra cui le “tre foglie” del Gamberi Rosso oppure il miele biologico, premiato al Concorso Nazionale Grandi Mieli di Italia.

If you would like to bring home some memories of this beautiful village, I recommend the extra virgin olive oil DOP, an oil of high quality that has received many awards, including the “three leaves” of the Gambero Rosso or the organic honey, awarded at the National Competition Great Honey of Italy.

A questo punto, non mi resta che augurarvi una buona visita!!

At this point, I can only wish you to enjoy your visit!!

 

Tratto da / adapted from: Visit Lake Como, Como e il suo lago, Vista lago

 

Casinò e Terme di San Pellegrino

casinò

TERME E STILE LIBERTY

San Pellegrino, detta anche la “perla della Val Brembana”, sboccia a cavallo tra l’Ottocento e i primi anni del Novecento recependo appieno i dettami della Belle Époque, ovvero un ottimismo diffuso e una rinnovata voglia di divertimento e leggerezza, come testimoniano i suoi palazzi Liberty.

THERMAL BATHS AND ART NOUVEAU STYLE

San Pellegrino, “the gem of the Brembana Valley”, thrived between the XIX and the XX Century, utterly absorbing the characteristics of the Belle Époque: a widespread optimism and a new desire for lightness and fun, as shown by its Art Nouveau palaces.

 

Le Terme, costruite nel 1840, trasformano un piccolo paese della valle in un rinomato centro di villeggiatura per la ricca borghesia internazionale. L’impianto viene ulteriormente ampliato verso fine Ottocento, con edifici costruiti in stile Liberty, il movimento artistico che predilige le linee curve e arabescate. Nell’arco di pochi anni questo movimento conquista San Pellegrino popolandola di alcuni fra i più eclettici esempi al mondo di stile Liberty, tra cui il maestoso Casinò municipale, il Grand Hotel e la fabbrica per l’imbottigliamento dell’acqua.

The Thermal Baths were built in 1840 and turned a small village of the valley into an outstanding holiday resort for the wealthy international middle class. The health spa was enlarged at the end of the XIX Century with some buildings in Art Nouveau style, called “Liberty”, the artistic trend featuring curve lines and arabesques. In just a few years, this art movement captivated the whole village of San Pellegrino, enriching it with some of the finest examples of Liberty style, including the majestic Casino, the Grand Hotel and the water bottling factory.

Risale al 1904 il complesso del Casinò, con uno scenografico ingresso, un monumentale scalone e bellissimi ambienti, tra cui il Salone delle Feste.

The Casino complex dates back to 1904, and has a spectacular entrance, a monumental staircase and very beautiful rooms, including a ballroom

Le Terme immerse nel verde, avevano sale e porticati riccamente decorati con marmi, mosaici e splendide vetrate, cui si accompagnavano attrezzature sanitarie e servizi all’avanguardia. Oggi, puoi tuffarti nel passato e rivivere gli stessi fasti di inizio Novecento passando del tempo nel Nuovo Centro Termale, di recente restaurato, ampliato e implementato.

The Spa building, surrounded by gardens, had rooms and porticos in which the abundance of marble, mosaics and splendid windows was accompanied by state-of-the-art spa facilities and services. Today you can go back in time and live the very same splendour of the early XX Century, enjoying the recently restored, enlarged and implemented Wellness Centre,

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Più in basso, allineato lungo il fiume Brembo, si affaccia con una fronte di ben 128 metri, il colossale Grand Hotel, costruito nel 1905. Allo stile liberty si associava il gusto e il piacere di vivere di una società cosmopolita.

The colossal Grand Hotel, built in 1905 and with a façade of some 128 metres, overlooks the River Brembo. The art nouveau style was associated with the taste and joy of living of a cosmopolitan society.

Adattato da/Adapted from “VisitBergamo”

 

 

PALAZZO VERTEMATE FRANCHI

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UNA DELLE PIÙ PRESTIGIOSE ED AFFASCINANTI DIMORE CINQUECENTESCHE LOMBARDE

Tutti conosciamo la straordinaria bellezza delle rinomate città italiane come Venezia, Roma, Firenze; tuttavia, girovagando per l’Italia, capita molto spesso di rimanere incantati da tesori inaspettati e nascosti in piccoli borghi, lungo fiumi e laghi o all’interno di impervie vallate: è questo il caso del Palazzo Vertemate Franchi, situato in località Prosto di Piuro a soli due chilometri da Chiavenna, all’estremo nord della Lombardia.

Eretto nella seconda metà del XVI secolo dai fratelli Guglielmo e Luigi Vertemate Franchi, esponenti di una delle famiglie più ricche che a Piuro avevano fiorenti attività commerciali, il palazzo è un bellissimo capolavoro rinascimentale immerso in un ambiente incantevole che permette di leggere la realtà di una famiglia nobile del Cinque-Seicento. Ci si potrebbe chiedere per quale motivo in un paesino così lontano dalle città,  potesse esistere un palazzo i cui ambienti erano di una tale ricchezza da non avere nulla da invidiare ai più noti palazzi cittadini. Ebbene, la spiegazione è semplice: la Valchiavenna, sin dal X° secolo, era la via più comoda di transito per le merci dall’Italia verso l’Europa., nonché un rinomato centro per la produzione della seta. La famiglia Vertemate Franchi si era notevolmente arricchita con i traffici commerciali durante il periodo più prospero della Valchiavenna, per cui non badò a spese quando costruì questa residenza estiva nel XVI secolo. L’importanza della loro attività è ricordata anche mediante l’incisione, nel legno dello studiolo, del motto Industria auget Imperium’, ovvero il commercio accresce il potere.

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La facciata della residenza è sobria ed essenziale, circondata da spazi ariosi e funzionali, quali il giardino all’italiana con la peschiera e la balaustra a doppia esedra. Vi sono poi il frutteto, il vigneto, il castagneto e una serie di edifici rustici essenziali per la conduzione delle attività agricole che si svolgevano nella tenuta.

 

All’interno, le pareti e i soffitti a volta sono riccamente affrescati e vi sono rappresentate grandi scene e figure mitologiche in particolare ispirate alle metamorfosi di Ovidio.

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Visitando le singole sale si coglie il sapore di un tempo perduto.

 

Stüe e soffitti intarsiati sono sicuramente le meraviglie del palazzo.

 

La villa è aperta da marzo a novembre, quindi potremo visitarla durante la settimana  di corso d’italiano sul Lago di Como. Sarà anche un’ottima occasione per gustare i piatti tipici della zona (i pizzoccheri, gli sciatt, la bresaola e il formaggio Bitto) nonché l’ottimo vino prodotto in questa zona (Sfurzat, Inferno, Sassella, e non ultimo il Vertemate, vino passito)

 

Buona visita!!